Sciuker Frames, la principale azienda nel comparto dei serramenti quotata in Borsa, conferma un anno da record: nel 2021, infatti, il fatturato è aumentato del 355% a oltre 100 milioni e le previsioni sono di crescere ulteriormente. «Quando un’azienda supera 100 milioni di euro di fatturato, scala verso una dimensione completamente diversa», dice il presidente e Ceo Marco Cipriano.
DOMANDA. Come ci siete riusciti? RISPOSTA. Con acquisizioni esterne e crescita endogena. Il bilancio
del 2019 era “stand alone”, poi dal 2020 abbiamo iniziato a comprare, integrando tre nuove società che, oltre al loro fatturato, hanno portato enormi sinergie. Abbiamo investito 10 milioni in un nuovo complesso industriale ad Avellino per raddoppiare la capacità produttiva di Sciuker
Frames. Questo ci permetterà, insieme agli altri investimenti (GC Infissi e Teknika), di raggiungere i 170 milioni di fatturato nel 2024 con il solo Polo Industriale. G.C. Infissi, acquisita nell’ H1 2021, è un’azienda che già dal 2022 potrebbe esprimere 25 milioni di fatturato con almeno il 15% di EBITDA, sfruttando
la capacità distributiva della nostra rete commerciale. Infine, l’ultima acquisizione, Teknika, consente un significativo ampliamento della gamma aggiungendo gli accessori: zanzariere, tapparelle, monoblocchi, tende esterne e pergole bioclimatiche.
D. Avete raggiunto una dimensione ottimale?
R. Al contrario: c’è ancora ampio spazio per crescere, basti pensare che la più grande azienda di infissi al mondo è europea, vale 4 miliardi di fatturato e ha 4mila dipendenti, ma lavora principalmente sul mercato del Nord Europa. Noi, con 100 milioni di fatturato possiamo finalmente pensare di fare acquisizioni più consistenti, anche all’estero, e stiamo già considerando diverse società da comprare,
una per esempio nella penisola iberica, mentre altre sono nella shortlist, anche in altri Paesi.
D. Quali sono i più grandi player del settore in Italia?
R. L’ 80% del mercato nazionale è fatto da piccoli serramentisti che si aggirano sul milione di fatturato o poco più, e solo il restante 20% supera i 10 milioni, Tra questi, noi siamo sul podio delle tre più grandi.
D. Vendete solo in Italia?
R. Per ora sì, anche perché la domanda nazionale, che prima del Covid valeva 4,5 miliardi circa, oggi arriva a 10-12 miliardi e non ci sono abbastanza aziende per soddisfare le richieste. Tutti gli investimenti vanno proprio in questa direzione: soddisfare una domanda in continua crescita.
D. L’aumento delle richieste di infissi ecosostenibili è riconducibile al bonus?
R. Solo in parte. Vedo un percorso di consapevolezza da parte dei consumatori, anche accelerato dall’aumento del costo dell’energia, oggi accentuato dal conflitto in corso. E noi siamo tra i principali leader della transizione energetica.
D. In che senso?
R. L’Europa si è data l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni di Co2 entro il 2030 e di azzerarle nel 2050, e l’involucro edilizio è responsabile del 45% delle emissioni inquinanti. Gli appartamenti più vecchi, quelli non efficienti sotto profilo energetico, che consumano energia per riscaldare e raffreddare perché non sono coibentati, rappresentano il 60% del mercato. Per questo siamo gli autori della transizione energetica: perché la finestra è un fattore chiave per l’efficientamento degli edifici ed è quello che, più del cappotto termico, dei pannelli o della caldaia, si vedono maggiormente e sono percepiti anche come elemento di arredo.
D. C’è chi pensa che l’emergenza energetica sia più grave della Pandemia…
R. E gli eventi in Ucraina hanno acuito il problema: dobbiamo diventare indipendenti dal punto di vista energetico e la prima cosa che possiamo fare è cominciare consumando di meno. Inoltre, una proposta di legge europea prevede che dal 2030 non si potranno affittare e vendere case che non siano in classe energetica A. L’efficienza energetica, insomma, diventa anche un valore aggiunto e imprescindibile nelle compravendite.
D. Se in Italia la domanda di infissi coibentati è esplosa e rimane insoddisfatta, perché
guardate all’estero?
R. Sarà una crescita parallela: in Italia abbiamo raggiunto un minimo di peso country specific e ci sono ulteriori spazi di crescita che riusciremo a servire, grazie ai nuovi stabilimenti appena acquistati. D’altra parte, penso agli investitori: se uno deve scommettere anche un solo euro deve sentirsi al riparo dai rischi di un mercato concentrato sull’Italia, quindi andare all’estero è una mossa obbligata nella nostra visione. Lo faremo innestando i nostri prodotti su rete commerciale già esistente e che già vende altri brand, in modo da veicolare il nostro prodotto con politiche premium e prezzi di fascia alta.
D. Qual è il vostro outlook per il 2022?
R. Arriveremo a 153 milioni di valore di produzione, un dato sul quale abbiamo già un backlog acquisito, senza considerare le nuove acquisizioni all’orizzonte, con le quali potremo superare quota 200 milioni.
D. La spaventano gli aumenti del costo dell’energia e delle materie prime?
R. Sulle energie siamo avanti e grazie all’autoproduzione con pannelli solari se anche la bolletta dovesse aumentare di un altro 10 o 20% l’impatto per noi sarebbe di appena 200mila euro in un anno, davvero poco rispetto a 29,2 milioni di EBITDA. Per quanto riguarda le materie prime come l’alluminio e
il Pvc, hanno già più che raddoppiato il costo e di conseguenza abbiamo ritoccato i listini senza gravi ripercussioni sulle vendite perché la domanda è sempre stata molto elastica rispetto al prezzo: la finestra è bene durevole sul quale si spende con più serenità qualcosa in più. Sono tranquillo: gli ordini già ricevuti ci confermano che raggiungeremo gli obiettivi, al netto di scenari veramente catastrofici ed esogeni sui quali non abbiamo nessun controllo.